Astep: l'azienda di Alessandro Sarfatti
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Astep: il debutto di Sarfatti Jr. all’Euroluce 2017

Casa delle Lampadine - giovedì, 20 aprile, 2017

Anche se l’edizione di Euroluce di quest’anno si è conclusa, abbiamo ancora molto da raccontarvi.
Questa settimana abbiamo deciso di parlarvi di Astep, l’azienda danese, ma in parte italiana, che ha debuttato in questa occasione.

L’azienda

Probabilmente il nome di questa lampada non vi dirà nulla, ma a crearla è stata la Astep di Alessandro Sarfatti. Si tratta proprio del nipote del famoso Gino Sarfatti, noto per esser stato uno dei pionieri del light design tricolore, nonché fondatore di Arteluce che ha portato alla luce lampade diventate dei veri e propri classici. Dopo la chiusura di Arteluce, la passione autentica per il design ha contagiato il figlio Riccardo, che a sua volta è stato il padre di Luceplan, protagonista assoluta del settore luce moderno. A seguito della scomparsa dovuta a un incidente d’auto avvenuto nel 2010, Alessandro si è messo a capo dell’azienda di famiglia, prendendone le redini in questa fase di transizione culminata con la vendita a una multinazionale. Tutto questo però, non ha fatto che acuire l’interesse del giovane Sarfatti per il design che ha deciso di cambiare vita trasferendosi in Danimarca e dedicandosi ad Astep, un nuovo progetto che, come dice Alessandro “Galleggia tra l’Italia e la Danimarca e ha due anime: il concept viene fatto a Copenhagen, ma la produzione è italianissima, lombarda” e aggiunge: ”Spero di racchiudere e offrire il meglio dei due Paesi”.

Candela, Nox e i modelli del nonno

A dimostrazione della commistione tra le due anime di Astep sta la prima lampada che è stata realizzata, Candela, disegnata da Gomez Paz, con un nome italiano ma che celebra il concetto di “hygge”, che gli Scandinavi usano per indicare il senso di intimità che questo oggetto emana.
Alessandro Sarfatti ha parlato poi di Nox, che ha presentato a Euroluce questa creazione come di una “lampada nomade”. La sua peculiarità, infatti, è quella di poter essere spostata veramente ovunque, dopo le 20 ore di ricarica richieste dall’apparecchio.
L’imprenditore ha anche riproposti alcuni modelli del nonno, come Model 265, spiegando: “Penso che alcuni progetti non soffrano il passare del tempo. Adesso con la mia azienda posso salvare il meglio che ha fatto mio nonno, che insieme ad altri architetti, ingegneri e imprenditori illuminati milanesi, negli Anni Cinquanta ha inventato il design moderno”.

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